MONTEGUARDI – A pochi giorni dal ritrovamento del corpo di Stefano Rinaldi, il fascicolo degli accertamenti a Monteguardi conta già sei nomi tra le persone sentite come informate sui fatti — e nessuna di loro, va detto subito, dispone al momento di un alibi che gli inquirenti considerino definitivo.
C’è la moglie della vittima, che secondo quanto ricostruito sapeva del tradimento da mesi e avrebbe deciso di rimandare un confronto diretto. C’è l’amico di famiglia, che quella sera avrebbe scoperto un dettaglio che sospettava già da tempo e che, nei verbali, minimizza. C’è la moglie di quest’ultimo, legata alla vittima da una relazione chiusa mesi prima. C’è il gestore del maneggio, con un movente economico concreto e nessuna intenzione di nasconderlo agli inquirenti.
C’è ancora l’agricoltore che ha scoperto il corpo, in causa civile da anni con l’agriturismo della famiglia Rinaldi per una disputa di confine. E c’è, non da ultimo, il titolare del podere che ospitava la famiglia, descritto da tutti come ospitale con chiunque — forse, notano alcuni residenti, «anche troppo» per essere considerato del tutto estraneo alle dinamiche del gruppo.
Sei versioni che, messe una accanto all’altra, secondo gli inquirenti non possono essere vere tutte insieme: ognuna colloca chi la racconta in una posizione diversa rispetto al camminamento di ronda, nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Gli investigatori stanno ora incrociando ogni dichiarazione con riscontri oggettivi — tabulati telefonici, testimonianze indirette, eventuali immagini delle telecamere private del centro storico — nel tentativo di restringere il cerchio.
«Sei persone, sei racconti parzialmente diversi: è un lavoro di pazienza», spiega una fonte investigativa, ricordando che in questa fase nessuna delle sei posizioni può essere considerata più o meno sospetta delle altre. E allora tocca a voi: chi mettereste sotto torchio per primi? Raccontatecelo nei commenti.
Gli inquirenti, precisano fonti vicine al fascicolo, non escludono che l’assenza di un alibi solido per ciascuna delle sei persone sia dovuta semplicemente alla natura informale della serata: una cena tra amici, senza orari rigidi, in cui ognuno si è mosso liberamente tra la sala da pranzo, il cortile e le camere. Una circostanza che, se da un lato complica il lavoro degli investigatori, dall’altro non equivale automaticamente a un sospetto per nessuno dei presenti.
Ogni personaggio citato è di pura invenzione, senza alcun riferimento a persone reali. Per indagare sul serio, il fascicolo completo vi aspetta nel caso «Le colpe di agosto», su MysteryLab.



