MILANO – Ricostruire gli ultimi movimenti di Francesca è diventato il fulcro delle indagini condotte dagli inquirenti sulla sua morte. Una sequenza di quarantasette minuti che, minuto dopo minuto, sta emergendo dall’incrocio tra celle telefoniche, messaggi e badge di accesso.
Alle 18:45, il badge dello Studio Ferri & Gamburi registra l’uscita di Francesca dagli uffici: nessun accesso successivo risulta da quel momento in poi. Alle 19:02 parte un messaggio inviato dalla zona di Porta Genova — l’ultimo dato certo sulla sua posizione confermato da un riscontro diretto.
Alle 19:18, secondo i tabulati acquisiti dagli inquirenti, l’ultima cella telefonica agganciata dal cellulare della giovane si trova nei pressi dei Navigli, a breve distanza dal punto in cui il corpo verrà ritrovato ore più tardi. Alle 19:32, il telefono smette definitivamente di rispondere a chiamate e messaggi, aprendo un vuoto informativo che si protrarrà per ore.
«Sono i minuti su cui si concentra oggi l’intera indagine», ha spiegato una fonte vicina al fascicolo, precisando che ogni secondo di quella finestra temporale viene incrociato con telecamere di zona, testimonianze raccolte porta a porta e i movimenti noti delle persone sentite finora dagli inquirenti.
Gli investigatori sottolineano come, in casi analoghi, proprio i minuti immediatamente successivi all’ultimo contatto certo risultino spesso determinanti: un intervallo breve, ma sufficiente a percorrere a piedi la distanza tra Porta Genova e il sottopasso dell’argine, complice anche la pioggia che in quelle ore scoraggiava la presenza di passanti lungo il percorso.
Resta da colmare il silenzio che segue quei quarantasette minuti, fino al ritrovamento del corpo, avvenuto alle 23:47 da parte di un passante lungo l’argine.
Storia interamente di finzione: orari, celle e messaggi sono elementi narrativi, non dati reali. Ricostruite voi stessi la sequenza nel caso «La verità sotto la pioggia», su MysteryLab.



