VILLA BRUGHIERA – Fino a pochi giorni prima della scomparsa di Giorgia Valli, Paolo Ferrante era presidente del consiglio di amministrazione di Valli Costruzioni, l’azienda guidata dal padre della ragazza. Un ruolo che ricopriva da anni, terminato in modo brusco e — a suo dire — inaspettato, a distanza di pochissimo tempo dalla scomparsa della diciannovenne.
Secondo quanto ricostruito, Ferrante è stato liquidato via email, senza un preavviso formale, con la motivazione generica di «perdita di fiducia» da parte della proprietà. Una formula che l’uomo, sentito dagli inquirenti, ha definito «umiliante dopo quindici anni di servizio» prestati all’azienda.
Le sue risposte scritte a quella comunicazione, dovute secondo la prassi aziendale interna, non risultano mai essere state effettivamente inviate: un silenzio che, secondo alcuni ex colleghi sentiti a verbale, non sarebbe affatto nel suo carattere abituale, generalmente incline al confronto diretto e poco propenso a lasciar correre.
Ferrante nega con fermezza qualsiasi legame tra il proprio licenziamento e la scomparsa della ragazza, ma non ha nascosto agli inquirenti di provare tuttora «rabbia» nei confronti di Riccardo Valli per le modalità dell’allontanamento. Gli investigatori stanno verificando nel dettaglio i suoi spostamenti nella sera del 14 dicembre, incrociando lo scambio di email che l’uomo dichiara di aver avuto proprio in quelle ore con alcuni ex collaboratori.
«Non ho nulla da nascondere, e la mia disponibilità verso gli inquirenti è totale», ha dichiarato Ferrante tramite un comunicato diffuso dal proprio avvocato. Fonti vicine alle indagini confermano che gli accertamenti sul suo conto sono ancora in corso, e che ulteriori riscontri documentali sono attesi nei prossimi giorni.
Paolo Ferrante è un personaggio di pura invenzione: nessun riferimento a persone reali. Approfondisci il suo ruolo nella vicenda giocando a «La neve non mente» su MysteryLab.



