BOLOGNA/MONTEGUARDI – Aveva 42 anni ed era responsabile commerciale in un’azienda di serramenti, Stefano Rinaldi, il turista bolognese ritrovato senza vita l’altra mattina in un uliveto ai piedi delle antiche mura di Monteguardi, nel Senese. Una vita, raccontano i colleghi, scandita da riunioni e viaggi di lavoro, con l’estate come unica vera pausa: due settimane di vacanza che, ogni anno, la famiglia considerava «sacre».
Quest’anno la scelta era caduta su Monteguardi, borgo che i Rinaldi non conoscevano ma che sui social prometteva tramonti da cartolina e un ritmo lento, lontano dai ritmi cittadini. La famiglia era arrivata il 9 agosto, insieme alla moglie Elena, al figlio di dieci anni e a una coppia di amici di lunga data.
Chi ha incrociato il gruppo nei primi giorni di soggiorno descrive persone affiatate, tra aperitivi in piazza, gite al maneggio e cene nell’agriturismo che li ospitava: l’immagine, insomma, di una vacanza come tante altre. Un quadro che si è incrinato drammaticamente nella notte tra il 14 e il 15 agosto, quando Rinaldi è uscito per l’ultima volta dalla struttura in cui alloggiava.
Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, dietro l’immagine pubblica dell’uomo — marito e padre in vacanza — si nasconderebbero alcune dinamiche personali ancora al vaglio. Le persone a lui più vicine, sentite nei giorni successivi al ritrovamento, avrebbero fornito agli investigatori versioni non sempre coincidenti su alcuni episodi della vacanza, un elemento che gli inquirenti stanno approfondendo con cautela prima di trarre conclusioni.
Sul fronte lavorativo, i colleghi bolognesi descrivono Rinaldi come un professionista stimato, «diretto, a tratti spigoloso, ma sempre affidabile». Nessuno, tra chi lo conosceva in ambito professionale, riferisce di tensioni recenti riconducibili alla sfera lavorativa. Il funerale, fanno sapere fonti vicine alla famiglia, sarà celebrato a Bologna non appena la salma sarà restituita ai familiari.
Sui social, dove Rinaldi era solito condividere scatti delle proprie vacanze, gli ultimi post pubblicati raccontano proprio i primi giorni a Monteguardi: foto delle mura, del maneggio, di una cena in piazza. Un archivio di normalità che oggi, alla luce di quanto accaduto, gli inquirenti stanno riesaminando alla ricerca di dettagli che in un primo momento potevano sembrare irrilevanti.
Questa è una storia di finzione: Stefano Rinaldi e tutti i personaggi citati sono inventati, senza alcun riferimento a persone reali. Scoprite di più sulla vittima e sul suo entourage giocando a «Le colpe di agosto» su MysteryLab.



