L’ultima sigaretta di Stefano Rinaldi: ricostruiti i suoi ultimi movimenti prima della morte

MONTEGUARDI – Ogni sera, più o meno alla stessa ora, Stefano Rinaldi usciva dal Podere Le Fonti e si incamminava da solo verso le mura di Monteguardi. Un rito semplice, ricostruito dagli inquirenti grazie alle testimonianze di moglie e amici: una sigaretta fumata in silenzio, lontano dal tavolo della cena, lontano anche — a volte — dalla propria famiglia. Nessuno, tra i presenti al podere, ci aveva mai fatto troppo caso: era un’abitudine nota, quasi rassicurante nella sua ripetitività.

La sera del 14 agosto, secondo le dichiarazioni raccolte finora, non avrebbe fatto eccezione, almeno in apparenza. La moglie Elena e gli amici presenti concordano tutti sullo stesso dettaglio: Rinaldi si sarebbe alzato da tavola, avrebbe detto che andava a fumare sul camminamento, ed sarebbe uscito nella notte come faceva da giorni.

È l’ultima volta in cui qualcuno, secondo quanto ricostruito finora, avrebbe visto la vittima in vita. Da quel momento in poi, per diverse ore, i suoi movimenti restano un vuoto che gli inquirenti stanno provando a ricostruire minuto per minuto: chi lo abbia effettivamente visto uscire, se qualcuno lo abbia seguito, e se qualcun altro si trovasse già lungo quel percorso ormai familiare.

Gli investigatori hanno acquisito, sul luogo del ritrovamento del corpo e sul camminamento sovrastante, alcuni elementi ritenuti compatibili con l’abitudine della sigaretta serale, che saranno analizzati nei prossimi giorni insieme al resto del materiale raccolto dalla scientifica. Al vaglio anche i tabulati telefonici della vittima, per verificare eventuali contatti nelle ore immediatamente precedenti alla scomparsa.

Secondo quanto raccontato agli inquirenti da chi era presente a tavola quella sera, Rinaldi avrebbe controllato il telefono pochi minuti prima di alzarsi, senza che nessuno degli ospiti notasse particolare nervosismo nel suo atteggiamento. Un dettaglio che gli investigatori considerano comunque utile per collocare con maggiore precisione l’orario dell’uscita, stimato tra le 23 e la mezzanotte.

Resta da chiarire se qualcuno, quella sera, sapesse in anticipo dell’abitudine della vittima e ne fosse a conoscenza al punto da poterla prevedere: un’ipotesi che gli inquirenti non escludono, ma su cui al momento non esistono riscontri oggettivi.

Storia interamente di finzione: nessun riferimento a fatti o persone reali. Ricostruite insieme a noi gli ultimi movimenti della vittima nel caso «Le colpe di agosto», da giocare su MysteryLab.

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