MILANO – Aveva ventiquattro anni ed era stagista da sei mesi presso lo Studio Ferri & Gamburi, uno studio di consulenza nel centro di Milano, la donna trovata senza vita ieri notte in un sottopasso lungo i Navigli. Si chiamava Francesca, secondo quanto confermato questa mattina dagli inquirenti al termine delle operazioni di identificazione.
Chi la conosceva la descrive come una ragazza precisa, riservata, ambiziosa: il classico profilo di chi punta a farsi assumere a fine tirocinio, capace — raccontano ex colleghi ed ex compagni di studi — di restare concentrata sugli obiettivi senza lasciarsi distrarre da imprevisti. Un identikit che, secondo chi la frequentava, mal si concilia con quanto accaduto nelle ultime ore della sua vita.
Ieri, alle 18:45, Francesca ha timbrato il badge in uscita dallo studio per l’ultima volta. Nessun accesso successivo risulta registrato sul suo tesserino, né rientri nella sede nelle ore successive. Da quel momento, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i suoi spostamenti diventano oggetto di una ricostruzione minuziosa, condotta incrociando celle telefoniche, messaggi e testimonianze.
«Era una persona metodica, poco incline a cambiare programmi all’ultimo minuto», ha raccontato agli inquirenti una fonte vicina alla vittima, secondo quanto trapela dagli atti. Un dettaglio che rende ancora più enigmatico ciò che deve averla portata, quella sera, lontano dalla sua routine abituale e fino all’argine dei Navigli, in una zona che — per quanto emerso finora — non rientrava tra i suoi luoghi abituali.
Gli inquirenti stanno ora ricostruendo la rete di conoscenze della giovane, dai rapporti in ufficio a quelli personali, nel tentativo di individuare chi l’abbia vista o sentita per ultimo prima del silenzio calato sul suo telefono.
Francesca è un personaggio di finzione: ogni riferimento a persone reali è puramente casuale. Ricostruite insieme a noi le sue ultime ore nel caso «La verità sotto la pioggia», su MysteryLab.



