«Il processo mediatico»: Ferrante e Sereni si scontrano sul caso della morte di Francesca

MILANO – Debutta la rubrica «Il processo mediatico», il format ricorrente di MysteryLab in cui due voci opposte si confrontano puntata dopo puntata sui casi in corso. Il primo episodio dedicato al caso «La verità sotto la pioggia» mette uno di fronte all’altra il criminologo Aldo Ferrante, colpevolista dichiarato, e la criminologa Marta Sereni, di impostazione garantista. Il tema al centro del confronto odierno: quanto conta, in un ambiente di lavoro chiuso, avere accesso a tutto.

Per Ferrante la risposta è netta. «In un ambiente di lavoro chiuso, chi ha accesso a tutto è sempre il primo profilo da studiare — ha dichiarato durante il confronto —. Non è un caso, è statistica». Una posizione che il criminologo rivendica come metodo investigativo consolidato, non come un’accusa preventiva nei confronti di alcuno dei profili coinvolti nel fascicolo.

Sereni non ci sta, e replica punto su punto. «Avere accesso a tutto significa avere un ruolo, Aldo — ha ribattuto —. Non significa avere un movente». Per la criminologa, confondere responsabilità professionale e sospetto penale rappresenta un cortocircuito logico che rischia di colpire indistintamente chiunque lavori in un ufficio ben organizzato, indipendentemente dai fatti.

Ferrante, che nella narrazione di MysteryLab veste i panni del criminologo da studio televisivo, ha poi aggiunto un dettaglio a supporto della propria tesi: «Non parlo di una persona in particolare, parlo di un principio: più ampio è l’accesso, più ampio è il ventaglio delle possibilità da verificare. Poi sta agli inquirenti stringere il cerchio con le prove». Una precisazione che il criminologo ha voluto mettere agli atti fin dalla prima puntata.

Sereni, dal canto suo, ha chiuso il proprio intervento con un appello alla prudenza rivolto direttamente ai lettori: «Vi chiedo di resistere alla tentazione di trasformare un elenco di persone con accesso all’ufficio in un elenco di sospetti. Sono due cose diverse, e la differenza è tutta nelle prove che ancora non abbiamo». Un monito che, secondo la redazione, riassume bene la linea garantista della criminologa lungo l’intera rubrica.

Il botta e risposta, andato in onda nell’ambito della rubrica, ha subito acceso il dibattito tra i lettori di MysteryLab, divisi tra chi valorizza l’approccio statistico di Ferrante e chi condivide la cautela garantista sostenuta da Sereni. Secondo la redazione, il confronto proseguirà nelle prossime puntate con l’emergere di nuovi elementi del fascicolo.

Aldo Ferrante e Marta Sereni sono personaggi di finzione creati per l’esperienza narrativa di MysteryLab: le loro opinioni non riflettono conclusioni investigative reali. Il dibattito resta aperto: seguite tutte le puntate del caso «La verità sotto la pioggia» su mysterylab.it.

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