MONTEGUARDI – Nella rubrica «Il processo mediatico», il format ricorrente di MysteryLab in cui due voci opposte si confrontano puntata dopo puntata, il primo episodio dedicato a «Le colpe di agosto» mette uno di fronte all’altra il criminologo Aldo Ferrante, colpevolista dichiarato ed ex consulente delle forze dell’ordine, e la criminologa Marta Sereni, di impostazione garantista. Il tema è quello che in ogni caso di cronaca torna puntuale: quanto conta, agli occhi del pubblico, il comportamento del coniuge della vittima nelle ore e nei giorni successivi al fatto.
Per Ferrante la risposta è netta. «Il coniuge è sempre la prima persona da guardare», ha dichiarato commentando il caso. «Le statistiche non mentono, e chi si professa più distrutto in pubblico a volte nasconde qualcosa in privato». Una posizione che il criminologo rivendica come metodo, non come accusa: guardare per primi a chi era più vicino alla vittima, dice, è prassi investigativa prima ancora che sospetto nei confronti di una persona specifica.
Sereni non ci sta e rilancia con altrettanta fermezza. «Le statistiche non processano le persone, Aldo», ha replicato la criminologa. «Finché non c’è una prova concreta restiamo nel campo delle ipotesi, e le ipotesi non bastano a rovinare una reputazione». Per lei, ridurre il dolore pubblico a un indizio è un cortocircuito pericoloso, che rischia di trasformare la sofferenza in una colpa da dimostrare.
Il confronto, il primo di una serie di puntate dedicate al caso, ha immediatamente diviso i commenti dei lettori: da una parte chi condivide l’approccio statistico di Ferrante, dall’altra chi difende la cautela garantista di Sereni. Un dibattito che, secondo la redazione, rispecchia fedelmente le due anime che da sempre animano il pubblico dei casi di cronaca nera.
La rubrica proseguirà nelle prossime settimane con nuove puntate dedicate ad altri aspetti del caso, man mano che emergeranno ulteriori elementi nel fascicolo delle indagini narrative.
Ferrante ha citato, a sostegno della propria tesi, alcuni dati generali sulle statistiche investigative relative ai casi di cronaca nera che coinvolgono coppie sposate, precisando però di non voler in alcun modo applicarli automaticamente al caso specifico di Monteguardi. «Sono numeri, non sentenze», ha precisato il criminologo, «ma i numeri vanno tenuti presenti quando si valuta da dove iniziare a guardare».
Sereni ha ribattuto sottolineando come proprio l’applicazione acritica di statistiche generali a casi individuali rappresenti, a suo avviso, uno degli errori più comuni nella narrazione mediatica dei casi di cronaca nera: «Ogni vicenda ha la propria storia, Aldo, e va trattata come tale, non come una casella in una tabella».
Lo scambio, il più acceso della rubrica fino a quel momento, ha spinto la redazione ad annunciare un secondo episodio a breve giro, dedicato stavolta ai risultati dei rilievi tecnici sulla scena del ritrovamento.
Un appuntamento, promette la redazione, da non perdere per chi vuole seguire ogni sviluppo del caso.
Aldo Ferrante e Marta Sereni sono personaggi di finzione creati per l’esperienza narrativa di MysteryLab: le loro opinioni non riflettono conclusioni investigative reali su alcun fatto realmente accaduto. Il dibattito, come sempre nel caso «Le colpe di agosto», resta aperto: seguite tutte le puntate e le teorie della community su mysterylab.it.



