Presunzione d’innocenza in ufficio: il duello tra gli avvocati Talamonti e Contini

MILANO – Continua il confronto tra le toghe ricorrenti di MysteryLab dedicato al caso «La verità sotto la pioggia»: protagonisti di questa puntata l’avvocato penalista Bruno Talamonti, abituato a difendere gli indagati più impopolari, e la collega civilista Ilaria Contini, spesso portavoce delle famiglie delle vittime nei processi mediatici. Il tema del «botta e risposta» odierno: cosa succede quando il sospetto pubblico cade su un intero ufficio, e non su una singola persona.

Talamonti apre con una critica diretta al clima che si è creato attorno allo Studio Ferri & Gamburi. «Ho visto colleghi rovinati sui social solo perché lavoravano nello stesso ufficio della vittima — ha dichiarato —. Finché non ci sono prove, restano solo colleghi». Per il penalista, la fretta collettiva di individuare un colpevole rappresenta un rischio che nessuna indagine seria può permettersi di correre.

L’avvocato ha poi ricordato un principio cardine del diritto penale, spesso dimenticato nel dibattito pubblico attorno a un caso di cronaca: «Essere sentiti come persone informate sui fatti non equivale a essere indagati. E anche essere indagati non equivale a essere colpevoli. Sono passaggi diversi, con garanzie diverse». Una precisazione tecnica che Talamonti ha voluto mettere agli atti fin dal suo primo intervento nella rubrica.

Contini non nega il principio generale, ma sposta subito l’attenzione sulle esigenze della famiglia della vittima. «Capisco, Bruno — ha replicato —. Ma la famiglia di Francesca aspetta risposte da chi, quella sera, era ancora in ufficio». Un richiamo, secondo la civilista, a non perdere di vista chi continua ogni giorno a chiedersi cosa sia successo davvero alla propria congiunta.

Contini ha inoltre aggiunto che, a suo avviso, la trasparenza sulle tempistiche dell’indagine sarebbe l’unico modo per placare le tensioni social attorno al caso: «Più gli inquirenti comunicano con chiarezza cosa stanno verificando, meno spazio resta ai processi sommari online». Una posizione su cui, va detto, anche Talamonti si è dichiarato in larga parte d’accordo.

Il confronto, seguito da centinaia di lettori sul sito, ha riacceso il dibattito tra chi ritiene prioritaria la tutela della presunzione d’innocenza per tutti i profili coinvolti e chi, al contrario, chiede accertamenti più rapidi sul personale dello studio. Talamonti e Contini si sono dati appuntamento a una prossima puntata, non appena emergeranno nuovi elementi dal fascicolo.

Bruno Talamonti e Ilaria Contini sono personaggi interamente di fantasia: nessuna delle loro dichiarazioni corrisponde a un procedimento reale. Seguite il confronto tra le due fazioni nel caso «La verità sotto la pioggia» su mysterylab.it.

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