Sette nomi nel fascicolo: gli indagati nell’inchiesta sulla morte di Giorgia Valli

VILLA BRUGHIERA – A tre settimane dal ritrovamento del corpo di Giorgia Valli, il fascicolo degli accertamenti condotti a Villa Brughiera conta sette nomi. E nessuno di loro, va detto subito, dispone al momento di un alibi che regga fino in fondo a un riscontro incrociato con orari, testimonianze e tracciati telefonici.

C’è il patrigno della ragazza, il cui rapporto con lei non è mai stato del tutto sereno negli anni della convivenza. C’è il padre biologico, che negli ultimi tempi aveva iniziato a dubitare delle versioni della figlia su alcuni lividi mai del tutto chiariti tra i due. C’è l’ex numero uno dell’azienda di famiglia, licenziato in tronco pochi giorni prima della scomparsa e ancora scosso dal modo in cui è stato allontanato dall’incarico.

C’è poi l’amica storica della madre, con un risentimento sopito mai del tutto sciolto secondo chi frequenta entrambe le famiglie da anni. C’è la babysitter del fratellastro, con un segreto di natura economica che secondo gli inquirenti potrebbe aver reso più delicata ogni tensione domestica vissuta negli ultimi mesi. C’è l’ex insegnante che seguiva Giorgia con ripetizioni private, dal tono sempre sopra le righe nel commentare le vicende altrui.

E infine c’è il vicino di casa, un uomo schivo che il paese, secondo quanto emerge dalle voci raccolte tra i residenti, sembra aver già condannato nell’opinione comune ancora prima che lo facciano gli inquirenti — una dinamica che gli investigatori invitano a maneggiare con cautela, ricordando pubblicamente che la responsabilità penale è personale e va accertata con prove concrete, non con il sentito dire di paese.

Sette profili, sette versioni che secondo quanto trapela presentano ancora punti di contraddizione da chiarire nelle prossime settimane di indagine. Gli inquirenti, fanno sapere fonti vicine al fascicolo, non escludono che il numero dei nomi possa ancora variare con il proseguire degli accertamenti.

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