MILANO – Chi conosce Elena Ferri la descrive controllata, mai fuori dalle righe, abituata a gestire ogni imprevisto con la stessa freddezza con cui gestisce un cliente difficile. Un profilo che, agli occhi di chi indaga sulla morte di Francesca, non lascia trasparire alcuna crepa evidente nel racconto fornito finora agli inquirenti.
Eppure, ieri sera, più di un testimone ha dichiarato agli investigatori di averla vista camminare a lungo sotto la pioggia, lontano dallo studio e senza una meta apparente, in un orario compatibile con la finestra temporale al centro delle indagini sulla scomparsa della stagista.
Un dettaglio che, secondo quanto trapela dagli atti, gli inquirenti hanno ritenuto opportuno verbalizzare con precisione, incrociando gli orari riferiti dai testimoni con i tabulati telefonici della donna, per stabilire un percorso quanto più possibile puntuale dei suoi spostamenti in quella fascia oraria.
Interrogata sul punto, Elena Ferri ha liquidato l’episodio come una semplice passeggiata per «schiarirmi le idee» dopo una giornata di lavoro particolarmente pesante — una spiegazione che, al momento, gli inquirenti non hanno né confermato né escluso, definendola «plausibile ma da riscontrare».
Va detto che l’abitudine a lunghe camminate solitarie, secondo chi la conosce, non sarebbe una novità per Elena Ferri, che in più occasioni avrebbe raccontato di usare il tempo all’aperto come metodo per decomprimere dopo giornate di lavoro particolarmente intense, anche in condizioni meteo avverse.
Resta da chiarire il tragitto esatto compiuto durante la passeggiata e se questo abbia incrociato, anche solo in parte, la zona dei Navigli dove è stato poi ritrovato il corpo.
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